Guida Android: quello che devi sapere sul robottino verde

Guida Android: quello che devi sapere sul robottino verde

Guida Android per principianti. Vediamo cos'è e scopriamo le sue caratteristiche

In questa Guida Android scopriremo tutto ciò che sta dietro all’iconico robottino verde. Analizzeremo le origini, le curiosità più interessanti e alcuni dei termini specifici in campo modding. Bando alle ciance, si comincia!

Android: cos è?

Android, oltre al simpatico robottino verde nella foto, è un sistema operativo sviluppato da Google per dispositivi quali Smartphone, Tablet, Smartwath, ma anche TV. È basato sul kernel Linux anche se non si può considerare un sistema unix-like, cioè basato su unix.

È un sistema embedded ormai largamente diffuso, come detto prima, nell’elettronica di consumo. Dal 2017 è il sistema operativo per dispositivi mobili più diffuso al mondo nonostante la sua grande frammentazione (cioè non tutti i dispositivi con a bordo Android hanno la stessa versione).

Un po’ di storia

Guida Android: Storia

Le origini di Android risalgono al lontano 2003, quando Andy Rubin, Rich Miner, Nick Sears e Chris White fondano una società col nome di Android Inc. con lo scopo di sviluppare, dice Rubin, « dispositivi cellulari più consapevoli delle preferenze del loro proprietario». Inizialmente la società opera in segreto, poi il 17 agosto 2005 viene acquistata da Google che voleva entrare da tempo nel mondo degli smartphone.

La prima presentazione ufficiale di Android, come si legge in ogni guida Android, avvenne il 5 novembre 2007 da parte di OHA (Open Handset Alliance), un consorzio di aziende del settore Hi Tech che include Google, HTC, Samsung e da alcuni operatori di telefonia.

Dal 2008 in poi, sono stati rilasciati numerosi aggiornamenti di Android che hanno apportato le più svariate migliorie, in termini di prestazioni, interfaccia, sicurezza.

Dalla versione 1.5 ogni aggiornamento segue una convezione alfabetica di nomi che, nel caso di Android, sono dolci. Le versioni 1.0 e 1.1 non hanno un nome di dolce e sono identificate col solo numero di versione. La versione 1.5 venne chiamata Cupcake, la 1.6 Donut, la 2.1 Eclair, la 2.2 Froyo (yogurt gelato), la 2.3 Gingerbread (pan di zenzero), la 3.0 Honeycomb, la 4.0 Ice Cream Sandwich, la 4.1 Jelly Bean, la 4.4 Kit Kat in seguito ad un accordo con la Nestlé poi la 5.0 Lollipop, la 6.0, col nome Marshmallow. Adesso arriva il bello: Google da la possibilità agli utenti di scegliere il nome della prossima versione. Ovviamente l’Italia vota per Android Nutella che però viene scartata. Il nome della versione 7.0 di Android sarà Nougat, seguito dalla versione 8.0 Oreo.

Infine, nel marzo 2013 Larry Page annuncia che Andy Rubin ha lasciato la presidenza di Android per dedicarsi ad altri progetti di Google. Viene rimpiazzato da Sundar Pichai.

Personalizzazione

Guida Android: personalizzazione

Le potenzialità di Android sono infinite. In questa guida Android parleremo anche di personalizzazione.

Per personalizzazione intendiamo tutte quelle caratteristiche (icone, launcher ecc) che rendono il dispositivo unico per ogni utente: personale. Se vogliamo essere precisi, la personalizzazione avviene su più stadi e in diversi modi: abbiamo la personalizzazione da parte della casa produttrice del dispositivo, e quella da parte dell’utente finale.

La prima è responsabile della frammentazione di Android, cioè quel fenomeno che prevede che molti dispositivi Android, siano “diversi tra loro” per versione, impostazioni ecc. Questo accade perché ogni produttore di smartphone vuole un prodotto unico, differente dalla massa. Questo si traduce in interfacce diverse tra di loro, da brand a brand (spesso tra dispositivi dello stesso brand). In sostanza la base è sempre Android, solo che graficamente cambia qualcosa.

La seconda personalizzazione è quella apportata dall’utente tramite applicazioni di terze parti o già incluse nel sistema. Ognuno può modificare le icone, i font, il launcher, la barra delle notifiche, ecc, per “creare qualcosa di proprio”. Questo è possibile grazie a una delle caratteristiche più apprezzate del robottino verde: Android è open-source.

Modding: come sfruttare Android al meglio

Guida Android: modding

In questa guida Android parla anche di modding. Abbiamo apprezzato la personalizzazione legata al lato puramente estetico. Il modding è molto di più: è una personalizzazione a 360 gradi. Non parliamo solo di icone, interfaccia o simili, ma di vere e proprie modifiche, spesso del tutto radicali, che aggiungono funzionalità al vostro dispositivo. Questa guida Android, come ogni buon manuale, non può non elencare una serie di termini fondamentali per la comprensione dell’argomento. Partiamo!

Modding: Come già detto in precedenza, il termine modding racchiude tutte quelle procedure, tools, programmi ecc, che servono a personalizzare il proprio dispositivo Android sotto tutti i punti di vista.

Bootloader: in pratica è il software che gestisce l’avvio del terminale Android. Fornisce le istruzione necessarie all’avvio del dispositivo (come la bios in un PC). Di norma è bloccato e il suo sblocco (spesso invalidante la garanzia del prodotto) permette di installare delle ROM personalizzate.

Kernel: è la parte fondamentale di un sistema operativo. È il componente software che regola l’accesso dei processi alla parte hardware. In pratica, ogni volta che si lancia un’applicazione, il kernel decide quanto hardware può essere utilizzato da quella applicazione. Un gioco ad esempio sfrutterà una percentuale hardware di CPU e GPU: tale percentuale è regolata dal kernel. Modificare il kernel può significare aumentare le prestazioni del terminale (o anche diminuirle).

Modem (Radio): è la parte del firmware che mette in comunicazione il sistema con l’hardware quali antenne, GPS e WiFi. In pratica gestisce le risorse hardware e l’accesso alle stesse. Un esempio pratico è un telefono importato: probabilmente le impostazioni del modem sono regolate in maniera tale da funzionare con le frequenze del paese di provenienza. Ma se l’hardware è capace di captare anche le frequenze del paese in cui si utilizza, si può modificare il modem affinché si “forzi” la ricerca di quelle frequenze per una migliore ricezione.

Approfondiamo ancora!

Firmware: è la parte software di un sistema operativo che contiene i driver del sistema.

Custom ROM: una Custom ROM è una versione personalizzata e più completa di un sistema operativo. In pratica è un sistema operativo con delle funzioni in più. In rete se ne trovano a centinaia e ognuna è specifica per ogni dispositivo. Spesso le Custom ROM sono accompagnate dalla dicitura AOSP o AOKP.

ROM AOSP: le ROM AOSP (Android Open Source Project) sono basate sui codici sorgente rilasciati da Google: questo si traduce in ROM pure. Per pure intendiamo Android come “mamma l’ha fatto”, con la presenza di qualche funzione in più. Graficamente non presentano alcun tipo di personalizzazione se non ridotta ai minimi termini.

ROM AOKP:  letteralmente Android Open Kang Project, sono delle ROM che hanno come base le AOSP e ne amplificano le potenzialità: si aggiungono funzioni, impostazioni e spesso la veste grafica è del tutto nuova. Fanno parte delle ROM AOKP tutte quelle che vediamo installate nei dispositivi, per esempio, di Samsung, LG, Huawei per citarne qualcuno: ognuna si differenzia dalle altre per funzioni, veste grafica ecc.

Per i più esperti

Recovery: è una modalità di avvio del telefono che contiene funzioni importantissime per il funzionamento del sistema, che serve per ripristinare funzioni del sistema operativo, per cancellare dati e cache. Si trova installata in una partizione diversa da quella del sistema operativo e pertanto ne è indipendente ed è accessibile anche se il sistema operativo ha subito danni. Per questo la recovery è utilizzata anche per installare Custom ROM o per ripristinare file corrotti.

ADB: è l’acronimo di Advance Debug Bridge e, come si intuisce dal nome, è un software che fa da “ponte” tra PC e dispositivo Android. Serve agli sviluppatori (o a gente esperta) che tramite linee di comando possono modificare il dispositivo, sbloccare il Bootloader, installare Recovery o eseguire il Root.

Root: dall’inglese “radice”, è un processo ereditato dai sistemi Linux per ottenere diritti di superuser. Per superuser intendiamo quell’utente che ha accesso ad ogni parte software del proprio dispositivo, come cartelle e file di sistema che può modificare a proprio piacimento. Spesso Root, Bootloader e Recovery vanno di pari passo e tutte e tre servono per ottenere il controllo totale del proprio dispositivo.

SDK: letteralmente “Software Development Kit”, indica un insieme di strumenti  come compilatori, librerie, linguaggio di programmazione, licenze ecc. Tutti questi strumenti servono per ottenere i codici sorgente di Android da poter modificare e migliorare.

Fastboot: è un tool contenuto nel SDK che consente di poter installare sia un kernel modificato che una factory image (file di ripristino di un software).

Altro da sapere

GAPPS: più comunemente dette Google Apps. Sono tutte quelle applicazioni e servizi Google che generalmente si trovano pre-installati in un dispositivo Android. Alcuni servizi servono per il regolare funzionamento di Android (come il pacchetto servizi Google), altre sono vere e proprie applicazioni: Youtube, Chrome, Google Maps, Keep, Play Store, Drive, Gmail e così via.

Launcher: si può considerare una “maschera grafica” di Android. Tramite il launcher si ha l’accesso alla home page, alla lista delle applicazioni, alle impostazioni e così via. La sua funzione principale è quella di modificare l’aspetto grafico del telefono tramite animazioni per lo scorrimento delle pagine della home o dell’apertura delle applicazioni.

Icon Pack: è banalmente un pacchetto di icone, ovvero una libreria di “immagini” da sostituire all’icona di ogni applicazione. Generalmente si può modificare dalle impostazioni del launcher, sia esso modificato o preinstallato dal brand che produce il dispositivo.

Dialer: è la parte software che permette di effettuare chiamate, scorrere la lista contatti e così via. La sua veste grafica può essere modificata tramite l’installazione di dialer di terze parti.

Sicurezza in Android

Guida Android: sicurezza Android

Questa guida Android vuole anche analizzare alcuni aspetti legati alla sicurezza. Molto spesso, soprattutto in campo mobile (smartphone e tablet) il termine sicurezza viene sottovalutato. Sempre più spesso si legge di furti di dati, divulgazione di dati sensibili da parte di terzi e via discorrendo.

Partiamo da un postulato fondamentale: non esiste alcuno dispositivo sicuro al 100% (e probabilmente mai esisterà). Questo accade perché l’insieme degli elementi che entrano in gioco sono innumerevoli: dal permesso che concediamo alle applicazioni, agli errori che commettono gli utenti fino agli hacker più esperti.

Fortunatamente Android fornisce degli ottimi elementi per aumentare la sicurezza del proprio dispositivo. Scopriamoli.

Blocco software del proprio dispositivo

Tutti conosciamo i vari metodi di sblocco di uno smartphone Android. Il robottino verde ci fornisce diversi tipo di blocco tra cui: Nessuno (ahimè utilizzato da tanti), Scorrimento (stessa cosa del primo), Sequenza, Pin e Password.

Nessuno e Scorrimento sono quelli più deboli, anzi a dirla tutta, non servono affatto in termini di sicurezza. La sequenza è un tipo di blocco del telefono veloce e semplice ma che spesso è facilmente raggirabile (qualcuno potrebbe spiarvi mentre inserite la sequenza che, spesso, è anche banale). Pin, ma soprattutto Password, sono in linea di massima più sicuri. Il primo permette di inserire una sequenza di numeri (generalmente quattro), il secondo una vera a propria password. Sono i più sicuri ma anche quelli più lenti da inserire per l’accesso al proprio dispositivo.

Blocco hardware del proprio dispositivo

L’evoluzione tecnologica degli ultimi anni è stata impressionante ed ha raggiunto i più svariati settori. Nell’ambito dell’elettronica di consumo, in particolar modo nell’ambito Smartphone e Tablet, si sono sviluppati componenti hardware importantissimi per la sicurezza di questi ultimi.

Sensore di impronte biometrico: più comunemente detto sensore di impronte digitali. È un componente hardware gestito da una parte software che permette di leggere le impronte digitali dell’utilizzatore. Fra tutti i tipi di blocco presenti in giro, è il più sicuro in assoluto, con percentuali di fallimento infinitesime. Viene spesso integrato nel tasto Home di un dispositivo o in un tasto dedicato posto lateralmente o posteriormente al dispositivo.

Sblocco tramite volto/retina: una tecnologia interessante ma che non fa gridare al miracolo. Potenzialmente è tra le più interessanti a livello di sicurezza, ma forse ancora dobbiamo attendere qualche anno per vedere crescere la sua efficacia. Le percentuali di fallimento sono ancora elevate. Allontanandoci un attimo dal mondo del “robottino verde”, vediamo che nessuna guida Android parlerà mai del FaceID sviluppato dalla Apple: è un tipo di sblocco che prevede, tramite hardware dedicato, una scansione in 3D del volto per accedere al dispositivo. Tra i competitor di questa categoria è quello più efficace e veloce di tutti, ma deve essere ancora perfezionato.

Come incrementare la sicurezza del proprio dispositivo Android

Abbiamo visto i più disparati sistemi di blocco e sblocco, ma in questa guida android vogliamo rivelarvi che esistono altri modi per aumentare la sicurezza del proprio dispositivo. Innanzitutto è importante tenere costantemente aggiornato il proprio dispositivo: ogni produttore rilascia periodicamente degli aggiornamenti che vanno a migliorare le caratteristiche dei propri prodotti e servono a eliminare i bug (errori) esistenti. Tra le novità di ogni aggiornamento ci sono le patch di sicurezza che aggiornano quelle precedenti e diminuiscono l’esposizione del dispositivo ai rischi, spesso legati a delle backdoor. 

In una qualsiasi guida Android in rete si legge che una backdoor (porta sul retro) è un insieme di codici e comandi che permettono di accedere a un sistema. Di norma solo i produttori del software ne sono a conoscenza, ma se un hacker ne viene in possesso, può facilmente aggirare ogni sistema di sicurezza per avere accesso ai vostri dati.

Per stare lontani dai guai, nelle ultime versioni di Android è stata inserita una funzione interessante ovvero il permesso app. Anche in questo caso, ogni guida Android in rete che si rispetti dovebbre trattare questo argomento. In pratica ogniqualvolta si installa un’applicazione, essa chiederà all’utente finale dei permessi per accedere, per esempio, ai contatti, al bluetooth, al GPS e così via. In questo modo l’utente finale sa con esattezza a quali dati ha accesso una determinata applicazione. Quello che succede spesso è che un utente poco esperto (ahimè, la maggior parte) concede tutte le autorizzazioni possibili alle applicazioni senza porsi alcun tipo di problema.

Quindi in definitiva, perché non esiste un dispositivo sicuro al 100%? Perché anche con tutte le barriere hardware e software a nostra disposizione, alla fine è l’utente finale, spesso inconsapevolmente, a permettere a qualche sconosciuto di avere accesso ai propri dati.

Su questo argomento di sarebbe tanto da discutere e questa Guida Andriod non è la sede più adatta.

E voi che ne pensate di questa Guida Android? Conoscevate tutto o avete appreso qualcosa di nuovo?

Questa guida sarà in costante aggiornamento perché la tecnologia non si ferma mai. Stay Tuned!

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