Twin Peaks 3: il ritorno di Lynch in grande stile

Dopo ben 25 anni dalla sua ultima messa in onda, torna Twin Peaks con la terza stagione, la serie TV degli anni ’90 diventata, nel tempo, un vero e proprio cult. Un ritorno in pompa magna che riprende le atmosfere cupe e sinistre tipiche dello show, capaci di incutere un senso di inquietudine: uno stile che ricalca in pieno il modus operandi di Lynch.

Twin Peaks, per chi fosse completamente a digiuno, è stata una serie che ha rivoluzionato il modo e il concetto di fare televisione e in generale il prodotto seriale, trasportando, a brevi sorsi, il grande cinema su piccolo schermo e contribuendo a fissare le basi per la vera e propria rivoluzione televisiva a cui stiamo assistendo da circa 15 anni a questa parte. “Chi ha ucciso Laura Palmer?” è stato  il vero e proprio tormentone dell’epoca e di cui non si parlò d’altro per tanto tempo (secondo soltanto al grande mistero “Chi ha sparato a JR?“), una serie dal successo addirittura mondiale, merito sopratutto di quell’alone enigmatico e sovrannaturale che tanto rende caratteristico questo show. La produzione in sé tuttavia, è stata molto travagliata e non priva di errori da parte degli addetti ai lavori: Lynch che purtroppo per ragioni professionali (il regista era infatti impegnato con le riprese di “Cuore selvaggio“) non ha potuto seguire gli sviluppi della seconda stagione, ha infatti recentemente dichiarato la sua insoddisfazione proprio per com’è stata gestita l’intera storia. Inoltre il pubblico all’epoca fece costanti pressioni affinché venisse rivelata l’identità dell’assassino. La produzione quindi, scelse di rivelare molto prima del previsto (già al settimo episodio e non a metà stagione com’era originariamente nei piani di Lynch) il nome del killer della ragazza: una scelta che si rivelò fatale. Gli ascolti infatti crollarono drasticamente portando prima alla sospensione del programma (per ben due volte) e poi alla cancellazione definitiva della serie dai palinsesti televisivi.

Tutti questi dettagli in ogni caso, contribuirono nel corso degli anni alla creazione di un’aurea quasi leggendaria e mitica, complice sicuramente gli aspetti e i temi dedicati al paranormale di cui appunto lo show ne è farcito.

In occasione dei primi due episodi presentati proprio recentemente al festival di Cannes e andati in onda il 21 maggio su Sky Atlantic, in contemporanea con gli Stati Uniti (doppiati in italiano sono stati trasmessi il 26 maggio) cerchiamo di capire quali sono gli elementi rimasti della vecchia serie che stanno rendendo questa nuova stagione un prodotto da non perdere.

Laura Palmer

Laura Palmer (Sheryl Lee) la cui immagine sullo sfondo apre la sigla iniziale dello show (sempre composta da Angelo Badalamenti), continua a essere il filo conduttore della serie, nonostante siano passati 25 anni dal ritrovamento del suo cadavere, avvolto in un telo di plastica e adagiato sulla riva del lago, in questa sorta di immaginaria e tranquilla cittadina ( che poi si rivelerà tutt’altro che modesta) nello stato di Wahshington, vicino al confine con il Canada. Il rinvenimento del corpo nelle prime due stagioni darà il via alle indagini relative alla sua tragica morte scoperchiando ciò che effettivamente sembrerebbe essere una sorta di vaso di Pandora, in cui sono nascosti i segreti più inquietanti del luogo: dallo spaccio di droga, fino agli abusi, passando per la violenza, la prostituzione e i territori sconfinati del metafisico: tutti elementi che salteranno fuori durante le indagini dell’agente speciale dell’FBI Dale Cooper (Kyle MacLachlan), protagonista della  storia.

La Laura del revival, in una doppia valenza di vita e di morte e il cui spirito ormai invecchiato, è rimasto intrappolato nella Loggia Nera per 25 anni, sembrerebbe essere sempre e intimamente legato a Cooper (anch’egli residente nello stesso luogo) e avere un ruolo importante all’interno della Loggia stessa, come abbiamo visto nel finale della seconda stagione. Tuttavia l’abito nero in cui è avvolta, suggerisce che più che la vera Laura, la donna raffigurata sembrerebbe essere la manifestazione di tutte le violenze e le crudeltà subite (mostrate nel prequel Fuoco Cammina con me, il film dedicato agli ultimi giorni di vita di Laura Palmer) nel corso della sua breve vita.

In ogni caso, il volto della donna, rimane ancora scolpito, vivo e vegeto sopratutto nella mente di chi l’ha conosciuta : proprio il delitto di Laura contribuisce a porre la città di Twin Peaks in una sorta di stasi temporale, un congelamento dove per la cittadina il tempo sembrerebbe non essere mai trascorso.

L’interpretazione di Sheryl Lee infine è a dir poco magistrale ed è molto brava a presentarci una Laura estremamente affascinante e inquietante allo stesso tempo.


Il tema del doppio



Il tema del doppio è uno dei temi cardine su cui è strutturato l’intero show: dalla doppia vita di Laura Palmer, passando per la doppia facciata della cittadina di Twin Peaks. Volendo, anche l’intro potrebbe essere letta in questo senso; essa infatti è composta da una doppia melodia, una rassicurante e l’altra particolarmente cupa e profonda, segno della doppia natura della serie (un poliziesco a tratti horror da una parte e una soap opera con toni da commedia dall’altra).

La completa maturazione però di questo argomento avviene con l’introduzione della figura del doppelgänger di ogni spirito presente nella Loggia Nera, dal nano e il Gigante (che sembrerebbero in realtà la stessa entità), fino a Laura stessa e il nuovo albero, evoluzione del braccio di Mike (cioè il nano). Il doppelgänger per eccellenza però è ovviamente, quello di Cooper, a sua volta posseduto dallo spirito malvagio BOB, vero assassino della ragazza nelle precedenti stagioni, qua descritto con atteggiamenti e sembianze rozze e spregevoli. La seconda stagione si concludeva con l’approdo di quest’ultimo nella nostra realtà, a discapito del vero protagonista, rimasto invece nella Loggia per 25 anni. Il Cooper malvagio in questi anni ha potuto agire indisturbato (e i cui piani sono in realtà un mistero..) se non fosse che ora è arrivato il momento per lui di ritornare nel suo luogo originario: soltanto uno dei due Cooper infatti potrà esistere.

Aldilà dell’elemento metafisico, preso in realtà come pretestoLynch, ragiona su un dettaglio fondamentale: la lotta tra il bene e il male, una lotta che non avviene in maniera plateale contro uno specifico nemico ma che alberga intimamente nei cuori e nella mente di ogni individuo esistente. La lotta  che il Cooper Buono e quello Malvagio che indistintamente compiono per la propria sopravvivenza, è una lotta implicita nell’animo umano. Non sono un caso,a a tal proposito, le parole che l’Evil Cooper pronuncia rivolgendosi a una donna sconosciuta: “Ti sei adattata alla natura umana” segno che una parte di noi è sempre incline all’oscurità.

Personaggi, storia e ambientazioni

Oltre a tutti questi elementi fanno il loro ritorno i personaggi storici della serie che abbiamo imparato ad amare: da Andy, Lucy e Hawk passando per gli ex amici di Laura, Bobby, Shelly, James, e gli altri abitanti della cittadina dagli Horne (Audrey,Benjamin, e il fratello), al dottor Jacoby, psichiatra della giovane e infine alla Signora Ceppo, che qua avrà un ruolo cruciale: si farà infatti portavoce di un messaggio comunicatole dal ceppo legato alla scomparsa di Cooper,  indirizzato all’agente Hawk, .
Tutte queste apparizioni hanno un compito importante, far rivivere l’atmosfera di Twin Peaks nello spettatore, in una sorta di effetto nostalgia (mai del tutto scomparso) e allo stesso tempo smorzare la tensione creata dalla storia principale grazie a momenti più leggeri e comedy.
Non manca inoltre un certo gusto per il grottesco che la serie non ha mai nascosto e ha sempre manifestato attraverso l’introduzione di alcuni personaggi quali Mike, il Gigante, Leland Palmer e l’albero.

A tutti questi personaggi noti se ne aggiungeranno molti altri: il cast è infatti vastissimo per un totale di più di 200 attori: tra questi Naomi Watts, Monica Bellucci, Tim Roth, Amanda Seyfried, Laura Dern, Michael Cera ecc.

La narrazione  della trama avviene in questo caso su tre storyline distinte che molto probabilmente (non si sa come) convergeranno in un’unica: lo strano omicidio di Ruth Davenport il cui corpo non corrisponde alla testa, le vicende dei due Cooper e la porzione di trama riguardante Hawk e il mistero legato all’agente speciale dell’FBI. Il tutto appare però molto confuso, sfumato e a tratti sconnesso il che non fa che aumentare la nostra curiosità e il nostro desiderio di sapere. Un ulteriore elemento rimane completamente avvolto nel mistero e cioè, l’enorme scatola di vetro che fungerebbe da ponte di collegamento tra il nostro mondo e la Loggia.

Infine le ambientazioni chi più chi meno tutte oscure e stranianti, quali ad esempio la già citata più volte Loggia, che private quasi completamente di qualsiasi tipo di melodia di accompagnamento appaiono ancora più cupe ed estremamente inquietanti.

Lo stile Lynch


Questa terza stagione, più di ogni altra cosa, trasuda appieno dello stile e dell’immaginazione di Lynch. Le scene dove Cooper fugge dalla Loggia Nera sono scene oniriche, deliranti, surreali, grottesche e oscure, tutte caratteristiche che Lynch ha fatto propri nel corso della sua lunghissima cinematografia e che attingono ad altri film quali Mulholland Drive, Inland Empire e Erashead, La mente che cancella. La fascinazione per le tematiche quali l’inconscio, la natura umana fatta di ossessioni, angosce, reparti angusti della mente e follia sono il tratto caratteristico della sua filmografia e del suo operato.

Non è esente nemmeno questa terza stagione di Twin Peaks che se da una parte strizza sempre l’occhio al passato (il suo, cioè alle stagioni precedenti) dall’altra progredisce verso una spinta evolutiva, grazie alle ultime esperienze del regista: vecchio e nuovo allo stesso tempo ma sempre e comunque coerente con il proprio stile e la propria essenza creativa. Non è un caso che per raccontare i vari eventi Lynch sceglie un ritmo di narrazione molto lento, in pieno contrasto con ciò che invece è in voga oggigiorno e cioè molta azione e un ritmo serrato. Tutti questi elementi rendono perciò questo revival un’opera matura. Se proprio vogliamo trovare un difetto, potrebbe consistere nel fatto che questa stagione è appositamente pensata per i fan (sia dello show che di Lynch) e in generale è impensabile approcciarvi senza aver visto prima le due stagioni precedenti.

Twin Peaks è tornato ed è tornato in grande stile.

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