Windows 10 Creators Update – Promesse mantenute con il Game Mode?

Nell’Ottobre 2016 Microsoft ha presentato al pubblico quello che allora era soltanto un concept, il Creators Update: un consistente aggiornamento mirato principalmente ai creatori di contenuti al fine di implementare in Windows delle caratteristiche al momento non ancora presenti; tra le quali annoveriamo anche l’incredibilmente discusso “Game Mode“. Tale modalità avrebbe lo scopo di migliorare l’allocazione delle risorse ogni qualvolta il sistema operativo di Redmond rilevi l’avvio di un videogioco, ma non è stato fornito alcun dettaglio riguardo quali processi occorre disabilitare, né il criterio applicato nella selezione stessa.

Facciamo un salto nel tempo in avanti fino all’undici Aprile 2017 per avere l’occasione di provare con mano questo update che ha a dir poco scombussolato internet, aggiorniamo Windows 10 alla versione 1703 e numero build 15063.250 e vediamo un po’ più da vicino di cosa si tratta e cosa contiene.
Prima di lanciarci nell’analisi sulla validità o meno del Game Mode vale la pena spendere qualche paragrafo al fine di notare cos’altro è stato inserito in maniera meno pubblicizzata in quello che in altri tempi si sarebbe tranquillamente potuto definire un service pack, molto meno noioso e decisamente più accattivante anche per tutti quegli utenti non così esigenti: bando alle ciance e vediamo più nel dettaglio queste caratteristiche:

  • Modalità “Picture-in-Picture” – Al momento limitata alle sole applicazioni native della piattaforma Windows, permette la possibilità di fruire di contenuti video rimpicciolendo la finestra di riproduzione e mantenendola sempre in primo piano; fornendoci quindi la possibilità di usufruire di altri programmi ed applicazioni senza dover minimizzare il nostro contenuto multimediale.
  • Night-Light – In molti avranno sentito parlare di come le luci blu degli schermi influiscano negativamente sulla capacità di conciliare il sonno specialmente nelle ore notturne. Esistono diverse applicazioni in grado di cambiare la temperatura del colore mostrata dal display per attenuare questo fenomeno, ma è la prima volta che Windows implementa nativamente questa possibilità.
  • Dynamic Lock – Permette di associare tramite associazione Bluetooth un dispositivo a nostra scelta e bloccare automaticamente il computer quando la connessione inizierà ad indebolirsi, , ad esempio quandoci allontaniamo, al fine di prevenire accessi indesiderati qualora dovessimo lasciare il PC incustodito durante una pausa al lavoro.
  • Paint 3D – Cavalcando l’onda “creators” Windows ha ulteriormente implementato una versione in 3D del celeberrimo Paint (chiunque nella sua vita è stato un Picasso con Paint, è inutile negarlo) dando la possibilità di creare oggetti tridimensionali oppure importarli dal portale Remix3D creato direttamente da Microsoft.
  • Microsoft Edge – Reso ora il browser di primo equipaggiamento permette la possibilità di salvare le schede aperte, preferirà l’HTML 5 bloccando Flash Player di default, ma poco importa poiché l’uso che la quasi maggioranza di noi farà di Edge è per scaricare altri browser.
Sono presenti anche altre migliorie ed aggiustamenti di minore interesse ma il fulcro di questo articolo ruota intorno alla modalità di gioco introdotta adesso e la sua presunta utilità quando eliminiamo il possibile effetto placebo e con crudi numeri alla mano analizzeremo l’impatto sulle prestazioni su alcuni titoli utilizzando un portatile Acer Aspire 5750 G con le seguenti specifiche.
Processore Intel Core i3-2310M
RAM 2 x 2 GB DDR3 1600 MHz
GPU Intel HD Graphics 3000
Sistema Operativo
Windows 10 Pro 64-bit
Archiviazione 120 GB SSD + 640 GB HDD
Inutile girare intorno alla questione: questo non è un laptop da gaming nemmeno se dovessimo utilizzare tutta la fantasia possibile ed immaginabile, quindi a mio avviso fornisce la base migliore su cui far girare alcuni titoli non troppo recenti e per iniziare a lanciare i benchmark inclusi in questi videogiochi. N.B. Tengo a precisare che ogni test è stato ripetuto tre volte per poi calcolare la media dei risultati, ed ho evitato volutamente di giocare “a mano libera” in quanto si sarebbero potute creare delle variabili che è preferibile eliminare alla radice.
Per scopi di semplicità ho tenuto in considerazione soltanto la media dei frames al secondo ottenuti in fase di benchmark, e qualcuno potrebbe obiettare che potrebbe esserci la possibilità di una diminuzione nelle medie e contemporaneamente un miglioramento nel frame rate minimo: e purtroppo non è questo il caso, avendo riscontrato diminuzioni su tutta la linea e, di conseguenza, anche il numero totale di frames renderizzati e mostrati a schermo è sceso salvo letteralmente un paio di eccezioni.

Tutte le prove sono state effettuate alla risoluzione di 1280×720 pixel e con le impostazioni più basse possibili, ma sfortunatamente Microsoft non è riuscita nel suo intento di implementare quella che avrebbe potuto essere una piccola rivoluzione per chi non dispone dell’hardware adatto per usufruire dei nostri titoli preferiti, ma anzi peggiora leggermente le prestazioni nell’ordine di qualche punto percentuale: nei soli due casi in cui è verificabile un miglioramento non supera quelle che potrebbero essere le nostre aspettative.

Eravamo già al corrente che molte di queste soluzioni che promettono dei fantomatici miglioramenti durante l’esperienza di gioco molto spesso sono degli specchietti per le allodole, tuttavia tentar non nuoce, specialmente quando non è necessario installare software aggiuntivi ma soltanto un banale aggiornamento.

Per chiarimenti o delucidazioni lasciateci un commento qua sotto

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