I videogame negli anni ’90: l’epoca d’oro del gaming (prima parte)

Immaginate un tempo senza USB, senza HDMI, senza HARD DISK! Di modem a 56 Kb e di floppy disk. Un decennio di pionieri del gioco, sperimentazione, ma anche il decennio che ha visto nascere alcune pietre miliari dell’universo videoludico, antesignani dei mega game ai quali oggi siamo assuefatti. Stiamo parlando dell’epoca d’oro dei videogame ovvero gli anni ’90!
Erano i tempi degli Intel 80286 con una frequenza di clock che andava dai 4 ai 25 Mhz e dei primi processori a 32 bit 80386 (la versione DX almeno) fino alla bellezza di 40Mhz, gli stessi tempi in cui l’MS-DOS, l’S.O. a riga di comando, lasciava spazio al rivoluzionario Windows 3.0 (tralasciando le stravaganti edizioni precedenti fin da allora legalmente perseguite dalla Apple). Le memorie erano ridicolmente contenute, una manciata di Mb o poco più, così come la capacità del disco rigido quando era presente. Il comparto grafico si evolveva lentamente dalla modalità CGA (4 colori)-EGA (16), passando per la VGA (256), sino alla SVGA, con risoluzione massima da 800×600. Schede tecniche che potrebbero difficilmente competere anche solo con il telecomando della vostra SmartTV.

Ma questi, erano anche gli anni delle console casalinghe come il Sega Mega Drive (prima di lui il Master System) e il Super Nintendo, quando il mercato delle piattaforme di gioco era più aperto e popolato che mai da vari competitor, un bel fermento tecno-creativo spazzato via dal fatidico avvento della Sony Playstation (nel 1995). Quando, un poco alla volta, i sistemi casalinghi di intrattenimento, hanno cominciato ad allontanare i ragazzini dalle sale giochi e a rinchiuderli in casa, per la gioia e/o disperazione dei genitori che abdicavano definitivamente all’utilizzo della TV domestica.

A grandi linee era questo il quadro “storico”, un’epoca in cui si aspettava trepidanti l’uscita del nuovo numero in edicola di TGM(The Game Machine) e poco dopo Console Mania, con review e prereview realizzate con cura ed ironia dallo staff di redattori come Claudio Todeschini (oggi caporedattore) sulle novità da tutto il mondo in fatto di game e tecnologia.
Ma cosa andava per la maggiore in quel lontano periodo, all’alba di una pletora tutta nuova di generi? Parlando strettamente di PC, senza affondare troppo nella notte dei tempi, mi soffermerò solo sulle pietre miliari, quelle universalmente riconosciute dalla critica e dal pubblico come “capolavori”.
Essenziale da possedere all’epoca (parliamo del 1989/1990), era certamente The secret of Monkey Island della Lucasfilm games (poi LucasArts) distribuito su 3 floppy da 720 Kb (non c’era bisogno di un Hard Disk). La prima vera avventura grafica, dopo Maniac Mansion, ad ampliare e perfezionare il sistema controllo grafico punta e clicca SCUMM (“clicca e spera” lo chiamava qualcuno).
L’ambientazione era di tipo piratesco e la trama quanto di più strampalato, comico ed imprevedibile si potesse immaginare. Ron Gilbert, il capo progetto, nonché creatore dello sfigatissimo personaggio/eroe Guybrush Treepwood e del suo acerrimo nemico, il pirata fantasma LeChuck, è stato, per quasi un decennio, maestro indiscusso delle avventure grafiche bidimensionali, raggiungendo la sua best perfomance proprio con  Monkey Island2 : LeChuck’s revenge (1991). Grafica con pixelloni enormi e colorati (320×200 la risoluzione!), animazioni approssimative ma à la page per l’epoca, eppure trama e personaggi che difficilmente i giocatori più attempati dimenticheranno. Da segnalare le “special edition” pubblicate non molti anni or sono, che riprendono i primi due episodi della saga e li ripropongono in HD, con doppiaggio e quant’altro. Niente però resta più del fascino dell’originale.
Ma a cavallo tra il 1989 e il 1990 c’è anche da segnalare il bellissimo Prince of Persia creato da Jordan Mechner, platform bidimensionale orientaleggiante costituito da ben 13 livelli con difficoltà crescente. Un gioco entusiasmante che ha fatto della fluidità e dell’animazione curatissima dei personaggi la sua arma vincente (non a caso la sua saga è arrivata a diventare come Assassin Creed anche un film).

Un cambiamento epocale nell’ambito dei videogame è stato poi quello lanciato da Tom Hall e John Romero nel 1992 sotto l’egida della Id software. Costruito sullo strabiliante motore grafico di John Carmack, Wolfstein 3D e Doom hanno cambiato per sempre la storia del gaming. Entrambi sono shooter in soggettiva fluidi (nonostante l’hardware sul quale giravano) ed estremamente violenti, unici nel loro genere (i personaggi erano comunque bidimensionali su mappe tridimensionali). Il primo ambientato nell’epoca nazista, il secondo… beh … il secondo praticamente in un tecno-Inferno popolato da ogni sorta di creatura mostruosa e particolarmente inferocita per ragioni non meglio identificate. Brividi a non finire.
Siamo ovviamente ancora lontani anni luce dall’Unreal Engine ma la Id ha fatto scuola sotto questo punto di vista segnando il passo per tutti quelli che sono venuti dopo. 
Menzione d’onore per l’annata 1992 va anche ad Alone in the dark(Avventura grafica), Indiana Jones and the fate of Atlantis (Avventura grafica) ma soprattutto Mortal Kombat (non ancora su PC), il picchiaduro che, al grido di “Fatality!”, ha portato lo splatter e il gore nei videogame esasperando il concetto stesso il violenza.

Syndicate (1993) uscito praticamente su ogni supporto esistente (dalla 3DO al Super Nes ) ha rappresentato uno dei migliori shoot’em up isometrici della storia dei videogame. Prodotto da quel genio di Peter Molyneux e distribuito in grande stile dalla Electronic Arts, deve parte del suo successo all’ambientazione cyberpunk e alla grafica ben definita (640×480). Uno dei primi tentativi di creare un open world (non troppo riuscito) dove la morale latitava e la violenza imperava. Di certo non un gioco per ragazzini.

Il 1994 è stato poi l’anno del ritorno di Doom con il suo seguito che ha segnato un nuovo standard per tutti gli shooter in prima persona che nel frattempo avevano iniziato a spuntare come funghi.
Ma l’evento del 1994 per tutti i possessori di un PC è stato l’arrivo sugli scaffali di System Shock di Doug Church distribuito dalla Origin. La grafica, che oggi potrebbe sembrare decrepita, era comunque il massimo ai tempi, sostenuta da un gameplay solido e da uno script veramente eccezionale. Si trattava di un’avventura in soggettiva che ha definito il genere dell’ action-role game.
Nell’ultimo anno di questa prima parte citeremo su tutti un gioco ed una software house che ha portato il genere strategico in tempo reale ad un nuovo livello di coinvolgimento e divertimento. Correva l’anno 1995 e questo è… rullo di tamburi! Warcraft della Blizzard. L’epopea degli Orchi inizia proprio da qui con un gioco efficace, un’AI raramente vista prima, grafica ben curata e un editor di tutto, dalle mappe ai singoli effetti sonori dei personaggi in battaglia. Capolavoro assoluto che merita di diritto un posto d’onore in questo articolo.

Alla prossima puntata per questa cavalcata nella storia dei videogame!

Lasciateci un commento e fateci sapere se anche voi avete vissuto l’epoca d’oro del gaming anni’90!


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