Netflix: 3 serie da recuperare

Il catalogo Netflix, si sa, è molto vasto e spesso e volentieri ci si ritrova a fissare incessantemente lo schermo o a spulciare i vari titoli presenti senza la minima idea di che cosa guardare.
Se anche voi vi siete ritrovati più volte in queste condizioni continuate a leggere qui di seguito, vi consiglio 3 serie da recuperare assolutamente.

Broadchurch

Abbiamo già ampiamente parlato delle serie british, definendole serie capaci di discostarsi dalle serie diciamo tradizionali di stampo americano grazie a uno stile più adulto e con la quasi totale assenza di particolari fronzoli; Broadchurch, serie creata nel 2013 dal Chris Chibnal, è una di queste, in grado di affrontare temi delicati con molta forza senza mai scadere nel banale o nel già visto e rivisto.

Nella tranquilla cittadina di Broadchurch, piccolo centro marittimo della baia inglese, avviene un fatto singolare: il dodicenne Daniel Latimer scompare improvvisamente. L’intera città, si mobilita nelle ricerche, finché, qualche ora più tardi, non avviene il ritrovamento sulla spiaggia del cadavere del bambino.
Parallelamente Alec Hardy (David Tennant), schivo e ombroso detective riceve una promozione come ispettore, trasferendosi così nel luogo della tragedia. Questa promozione sarà però ai danni di Ellie Miller (Olivia Colman) detective sergente del luogo appena rientrata dal periodo di maternità. Tuttavia sarà proprio a causa della vicinanza di Ellie sia con i famigliari della vittima (il bambino era il miglior amico del suo primogenito) che con l’intera comunità di Broadchurch a inghiottirla nel caso.

Dopo un inizio non proprio idilliaco, tra Ellie e Alec, nascerà una certa intesa (lavorativamente parlando) che permetterà al duo di indagare tra le pieghe più oscure che si celano dietro all’aspetto apparentemente tranquillo e sereno della cittadina (ogni abitante infatti nasconde dei segreti), fino a scovare la vera identità dell’assassino di Daniel.

Sono tante in Broadchurch le analogie con un’altra grande serie già citata all’interno dei nostri articoli: ovvero Twin Peaks, tant’è che in molte occasioni si è parlato (secondo me un po’ a sproposito) di Broadchurch come la risposta inglese della grande serie di Lynch: dal ritrovamento del corpo di Danny sulla spiaggia avvolto in un telo di plastica, esattamente come fu allora per Laura Palmer, passando per il senso di mistero e segretezza che aleggia nelle strade e nelle case del luogo fino all’elemento paranormale qua però appena abbozzato. Se in Twin Peaks però la componente mistica assume la funzione di pretesto per indagare attraverso la malvagità e nei meandri più oscuri e tetri dell’animo umano con dettagli molto grotteschi, Broadchurch al contrario non si spinge mai oltre questa soglia, ma la lascia perlopiù appena socchiusa e in questo modo la serie ha l’opportunità di spostare il proprio focus narrativo su altro; sull’ambiguità dei personaggi, su come una simile tragedia investa sia l’intera comunità della cittadina che la famiglia del piccolo con risultati devastanti. E ancora il ruolo dei media all’interno dei fatti di cronaca, il quale alla perenne ricerca dello scoop del momento si rivelano irrispettosi dei sentimenti più intimi.

La serie infine, non si accontenta di mostrare tutte le sfaccettature più complesse della vicenda ma mostra come la morte di un ragazzino coinvolga profondamente tutti, sopratutto i due protagonisti: Alec ed Ellie. Proprio su quest’ultima peserà più gravemente la tragedia, portandola a un drastico cambiamento.

Una serie profonda ma estremamente coinvolgente, assolutamente da recuperare.

Designated Survivor


Sempre su Netflix è disponibile attualmente con la seconda parte e con un episodio a settimana, Designated Survivor.
La serie vede come protagonista Kiefer Sutherland (24. Touch) nei panni di Tom Kirkman, segretario della casa e dello sviluppo urbano; un membro di poco conto del governo statunitense.
Durante un discorso tenuto al Campidoglio dal Presidente degli Stati Uniti, avviene un terribile attacco terroristico: l’intero edificio viene raso al suolo. Nessuno sopravvive.
Kirkman si ritrova così ad essere il nuovo Presidente: secondo infatti una pratica iniziata durante la Guerra Fredda, egli essendo il sopravvissuto designato, è infatti il prossimo a guidare il paese seguendo la linea di successione.
L’uomo dovrà quindi prendere le redini di un paese ormai allo sbando e contemporaneamente indagare sui responsabili dell’attentato.

È chiaro fin da subito come questa serie possa ricordare a tratti House of Cards, la serie Netflix per eccellenza con il maestoso Kevin Spacey. Il paragone è presto detto, è pertinente; entrambe infatti hanno la politica al centro del plot narrativo, sebbene Kirkman sia un personaggio (e un presidente) diverso rispetto a Frank Underwood. Analizzando leggermente più in profondità possiamo capire però come le manovre, i raggiri e le ipocrisie politiche siano al centro della serie di David Ficher, dove le varie mosse, come in una grande partita a scacchi risultino spesso imprevedibili e inaspettate; non è il caso di questa serie, l’aspetto politico è soltanto l’involucro esterno su cui poggia lo show e a conti fatti, la serie predilige molto di più le componenti thriller ed action.

Interessante inoltre, per quanto riguarda il protagonista, la sua evoluzione: è evidente come egli non rappresenti la classica figura politica ma sia molto più assimilabile all’uomo comune che improvvisamente si ritrova fagocitato nel meccanismo spietato della politica di cui ne è pressoché estraneo e che si ritrovi a dover gestire su due piedi una situazione molto delicata, difficile e complessa. Kirman non è il freddo, cinico e calcolatore Frank ma un uomo mite, onesto, pieno di valori e ideali a cui manca un fattore essenziale: l’esperienza. Sarà proprio il suo cambiamento da uomo comune a stimato Presidente uno degli aspetti più interessanti dell’intera storia; un Presidente che non si lascia mai condizionare dagli aspetti meno lusinghieri della politica ma che rimane sempre fedele a se stesso, ai propri valori e a cui non viene mai meno ai suoi doveri nei confronti del paese. Non è un caso il parallelismo fatto in più occasioni con Kennedy.

Una serie avvincente con vari colpi di scena che vi terrà incollati allo schermo. Da vedere!

Travelers


Uscita quasi in sordina sotto il periodo natalizio, Travelers si tratta di una serie sci-fi molto particolare e interessante, che narra la storia di un gruppo di agenti chiamati “viaggiatori“; essi infatti provengono direttamente dal futuro e sono tornati indietro nel nostro tempo per impedire la fine del mondo. Questi viaggiatori riescono a viaggiare prendendo possesso del corpo dell’individuo di turno esattamente alcuni istanti prima della sua morte; l’intero processo viene chiamato “trasferimento di coscienza“, utilizzabile soltanto per i viaggi non anteriori al XXI secolo. Il motivo è presto detto: per individuare il luogo e il momento esatto della morte della persona scelta, gli agenti fanno uso della tecnologia esistente; dai social media a Internet, passando per gli smartphone fino ai dispositivi GPS, tutti appartenenti alla nostra epoca. Anche le varie informazioni relative ai futuri defunti vengono tutte carpite tramite la tecnologia del momento.

Per facilitare la riuscita del piano, il gruppo non solo dovrà continuare le vite di coloro che li ospitano ma sottostare a: una serie di regole istituite nel futuro tutte molto rigide e sopratutto agli ordini del Direttore, una intelligenza artificiale a capo delle varie missioni e che istruisce gli agenti via via che le situazioni si presentano.

Protagonista della nostra storia è l’agente dell ‘FBI Grant McLaren, interpretato da Eric McComack (sicuramente lo conoscete come Will della sitcom Will & Grace), capo del gruppetto che dovrà far fronte ad ogni difficoltà e portare avanti le varie missioni commissionate dal Direttore.

Questa serie si mostra fin da subito un’ottima serie fantascientifica, bella coinvolgente e che a intermezzi ricorda vagamente Fringe di JJ Abrams e di cui spicca fra tutto la componente, burocratica, la rigidità e il rigore schematico con cui ogni situazione viene affrontata, facendo sempre leva sulle regole a mo’ di salvagente quando le cose prendono una brutta piega.

Se siete amanti del genere ve lo consiglio caldamente.

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