Narcos: quando la realtà supera l’immaginazione

Parliamo di Narcos; una delle serie TV di punta del catalogo Netflix dal successo mondiale, entrata di diritto tra le più belle degli ultimi tempi.
Come suggerisce il titolo, Narcos, tratta del mondo del narcotraffico, nella Colombia di fine anni ’80 e primi anni ’90 con occhi decisamente nuovi ispirandosi a fatti realmente accaduti. La prime due stagioni, si sono interamente focalizzate sul Cartello di Medellín e sul suo capo (o Pátron), una figura molto controversa e altrettanto complessa: Pablo Escobar. La prima stagione raccoglie i quindici anni di grande ascesa di Escobar, che lo portarono a diventare il più grande narcotrafficante di tutti i tempi nonché uno degli uomini più ricchi al mondo, mentre la seconda invece si concentra sull’ultimo anno, segnato dalla rovina e dalla caduta inesorabile.

Il successo della serie è stato talmente tanto da garantire il rinnovo per altre due stagioni: la terza uscirà proprio quest’anno (non è ancora stata comunicata la data precisa) e si concentrerà sul Cartello di Calì. Occorre precisare che questo trionfo è ampiamente meritato, Narcos è  infatti un prodotto ben confezionato, con una sceneggiatura e un cast attoriale a dir poco magistrale, capitanato in prima linea da Wagner Moura, l’attore di origini brasiliane che presta l’espressività e la voce ad un Escobar squilibrato,violento, carismatico, scaltro e apparentemente implacabile. Il taglio documentaristico che denota una certa ricerca storica altrettanto curata è sicuramente l’elemento di maggior pregio di questa show. Tuttavia il produttore Eric Newman ha chiarito che il rapporto fra verità e finzione è impostato a 50 e 50: molto episodi alternano immagini di repertorio a scene e fatti più romanzati o comunque ricreati appositamente ai fini della trama.
Proprio sulla presunta autenticità storica di Narcos si è espresso in più occasioni il figlio: Sebastián Marraquín ovvero Juan Pablo Escobar (che ha cambiato identità per ovvie ragioni. Dopo 5 anni di silenzio e i successivi 15 mesi di carcere scontati insieme alla madre, ha partecipato a un documentario dal titolo Sins of my father e pubblicato due libri sul padre: Pablo Escobar il padrone del male nel 2014 e Pablo Escobar, Gli ultimi segreti dei Narcos raccontati da suo figlio), sopratutto per quanto riguarda gli ultimi eventi della carriera da narcotrafficante del padre. Egli infatti critica la serie accusandola di essere piena di errori e alterazione degli eventi: Escobar ne elenca circa ventotto, tra questi, riporta ampie licenze artistiche, nomi cambiati e fatti avvenuti in date diverse.

Recentemente, il figlio del narcotrafficante è tornato a parlare di Narcos e in un’intervista ha evidenziato un altro problema, un difetto che attanaglia non solo questa serie ma più in generale tutte le produzioni che raccontano il mondo del narcotraffico latino: il fascino che ruota intorno a questi personaggi, un fascino talmente ben ricostruito da trasformali in veri e propri miti. La critica lanciata da Escobar ruota proprio sulla banalità portata avanti dalla serie nella narrazione dei fatti più violenti ed efferati, con come conseguenza l’esaltazione proprio della figura del padre, raffigurato più come un eroe anziché come un pericoloso criminale:
Mio padre ha sottomesso un intero paese con il terrore”. Dopo “Narcos”, invece, “mi scrivono giovani di tutto il mondo che mi dicono che vogliono diventare narcos e chiedono il mio aiuto per farlo”. (Fonte)

Ma aldilà di queste osservazione, quali sono i fatti e gli elementi realmente accaduti e quali invece si discostano dalla realtà?

Scopriamone insieme alcuni.

Gli Agenti della DEA Murphy e Penã


Lo scopo di Narcos come ha dichiarato l’ideatore, José Pradilha è favorire l’incontro di due culture, profondamente diverse tra loro: quella americana e quella latina. Il punto di vista della DEA (Drug Enforcement Administration), l’agenzia federale statunitense impiegata nella ricerca del traffico illegale di droga, è risultato la linea centrale su cui impostare la narrazione degli eventi.
Per facilitare una ricostruzione molto fedele, la produzione si è avvalsa della collaborazione dei veri agenti, che hanno partecipato all’operazione di cattura di Escobar e che per l’occasione si sono prestati nel ruolo di consulenti. L’attore principale, Boyd Holdbrook  ha  potuto inoltre incontrare a lungo il vero Muprhy e scambiare in più occasioni pareri e impressioni. Holdbook si è quindi documentato a fondo per portare sullo schermo uno Steve fedele e credibile.
I veri Murphy e Penã si sono dichiarati soddisfatti del lavoro compiuto dalla serie, i due hanno anche partecipato ad una scena grazie un piccolo cameo (nell’ultima puntata della seconda stagione).

Le origini di Escobar e la sua santità


Il Pablo Escobar, di Moura ribadisce più volte nel corso della serie le sue origini estremamente povere e come abbia creato la sua fortuna praticamente dal niente: le origini contadine del narcotrafficante sono infatti veritiere. La serie tuttavia non mostra come sia arrivato a possedere tale fortuna ma inizia con un Pablo già estremamente potente e a capo del Cartello di Medellín. Dopo essersi dedicato al furto di lapidi e al contrabbando di elettrodomestici, il vero Escobar riuscì a farsi strada nel mondo della criminalità organizzata grazie al Boss Alfredo Lopez per cui lavorava insieme al cugino Gustavo. Sempre Lopez, ha introdotto il giovane al mondo del traffico di cocaina.

Escobar accumulò in questo modo talmente tanto denaro da essere inserito per 7 anni di fila dall ’87 al ’93, esattamente come suggerisce la serie, all’interno della classifica degli uomini più ricchi al mondo secondo la rivista Forbes, la famiglia disponeva di un grande zoo privato e di numerosi elicotteri come mezzi di trasporto. Oltre alle origini umili, sono altrettanto vere le numerose opere di beneficenza portate avanti negli anni dal criminale; costruì scuole, finanziò programmi di edilizia popolare e di servizi sociali per i poveri di Medellín, si offrì di pagare il debito pubblico della Colombia (che si aggirava intorno ai 10 milioni di dollari) per salvarsi dall’estradizione, donò soldi ai passanti e costruì campi di calcio per ragazzi, tutto con i soldi ottenuti dal contrabbando di cocaina. L’aurea di “santità” di cui si è adornato nella serie, sembrerebbe anch’essa quindi documentata, il vero Escobar si conquistò davvero il titolo di Robind Hood Paisa (cioè compagno o compare) e per lungo tempo la figura del narcotrafficante fu davvero venerata; ancora oggi, in Colombia nell’immaginario collettivo, possiede un alone di santità.



I feroci attentati e gli atti di sangue

A discapito però di tutta la beneficenza fatta, come riporta la serie, Escobar, fu l’autore di moltissimi attentati che si svolsero in quegli anni e che misero la Colombia e la sua popolazione in estremo ginocchio, in costante momenti di puro terrore: il sangue insieme alla cocaina scorsero in maniera copiosa in quel periodo.

Il primo e tra i più efferati, documentati nei vari episodi con immagini di repertorio, fu l’attentato dell’89 contro il volo della linea Avianca 203, della prima stagione in cui morirono centosette persone a bordo, indirizzato nei confronti del candidato alla presidenza César Gaviria, presunto passeggero dell’aereo. L’attentato fu rivendicato da Escobar ma secondo il figlio Juan Pablo, a capo dell’operazione non ci fu La Quica (già estradiato negli Stati Uniti) come mostrato dallo show ma uno dei fratelli Castaño.

Il secondo grande attentato di cui Escobar fu autore, fu la bomba al centro di Bogotà nel 1993 che causò la morte di quindici persone e più di cento feriti. Non fu l’unico, tre mesi prima, il narcotrafficante fece esplodere un’altra bomba sempre nel centro di Bogotà che provocò venti morti e più di settanta feriti. L’attentato non fu rivendicato ma il governo colombiano era più che certo che dietro questo crimine si celasse il narcotrafficante. Furono inoltre moltissimi gli atti di violenza ai danni della polizia colombiana; circa 500 poliziotti persero la vita per mano del terrorista e narcotrafficante.

Il personaggio di Horacio Carrillo


Il personaggio di Horacio Carrillo,
capo del Search Bloc, un’unità speciale della polizia colombiana riunita per scovare e catturare Escobar, dai modi rudi e discutibili in realtà non esiste. Sembrerebbe però che il personaggio sia stato creato su misura basandosi su Hugo Martinez, colui che davvero fu a capo del Blocco di Ricerca, un uomo con la fama di essere incorruttibile esattamente come Carillo.
Tuttavia, la storia secondo cui i due agenti della DEA scoprono i metodi poco leciti adottati da parte della su detta unità non sarebbe mai avvenuta: il vero Penã ha dichiarato che sia lui che Murphy ebbero soltanto dei sospetti ma non assistettero a nessun episodio di violenza ne da parte di Martinez ne da parte di altri poliziotti.


Il rogo di soldi

Una delle scene simbolo della seconda stagione di Narcos è proprio il momento in cui Pablo usa milioni di dollari per accendere il fuoco del cammino e scaldare moglie figlia, dopo essere sopraggiunti in uno dei suoi rifugi durante la loro fuga. Anche l’autenticità di questo evento è stato confermato, questa volta proprio dal figlio Juan Pablo. Il padre prese e bruciò due milioni di dollari in banconote in uno dei rifugi in montagna per salvare la figlia dal rischio di ipotermia a causa del freddo.


La presidenza di César Gaviria


La lotta al narcotraffico, fu davvero uno dei punti centrali dell’amministrazione di Gaviria, che durò dal 1990 al 1994. Fu sempre durante il suo mandato che il governo colombiano prese accordi con Escobar per far cessare gli atti di violenza e permettergli di scontare la sua condanna nel carcere lussuoso de La Cattredal, carcere che costruì il narcotrafficante stesso.
Sempre durante la sua presidenza fu istituito il già citato Search Bloc incaricato di catturare Pablo.
Gaviria fu inoltre molto amico degli Stati Uniti e dopo la fine della suo mandato divenne segretario dell’Organizzazione degli Stati americani, la principale organizzazione che raduna gli stati del Nord e del Sud America; una carica che ricoprì per dieci anni, dal 1994 al 2004.

L’M-19 e la spada di Simón Bolivar

Il movimento di guerriglia M-19 (Movimento 19 de Abril), che appare nella prima stagione, fu un’organizzazione insurrezionale di sinistra, realmente esistita ed operò in varie parti della Colombia tra il 1970 e il 1990. Alcuni fatti però (come il rapimento da parte dei guerriglieri della sorella dei fratelli Ochoa) ovviamente nella serie sono stati inventati ad arte per esigenze di trama: tuttavia uno sembrerebbe vero e cioè l’organizzazione potrebbe aver realmente consegnato la spada di Simón Bolivar (El Libertador, simbolo d’ indipendenza e di libertà) a Pablo, per poi richiederla nel’91 quando il gruppo tentò di ricucire gli strappi con il governo colombiano. La spada fu riconsegnata lo stesso anno.

I rifugi


In Narcos, la progressiva decadenza e la perdita di potere di Escobar vengono manifestate dalle varie abitazioni utilizzate come rifugi; man mano che la fine si avvicina esse diventano sempre meno lussuose e sempre più modeste, fino a presentarsi come dei veri e propri ruderi.
Sempre Juan Pablo Escobar, figlio del narcotrafficante, ha dichiarato che le varie case scelte come nascondigli dal padre in realtà non furono mai ville ma tuguri angusti e disgustosi: un’altra imprecisione da parte della serie che distorcerebbe, la realtà dei fatti.

La madre di Pablo

Nella serie, vediamo la madre di Pablo, Donna Hermilda dipinta come una donna molto determinata, sicura ed estremamente fedele al figlio, pur essendo spesso in disaccordo con la nuora Tata.
In realtà, il ritratto tratteggiato dallo show non sembrerebbe corrispondere con la realtà. Juan Pablo, ha infatti dichiarato che la nonna tradì il padre e insieme all’altro figlio (Roberto Escobar, personaggio che non compare in Narcos), si alleò con il Cartello di Calì ed entrambi collaborarono attivamente e negoziarono insieme ai Los Pepes (che esistettero realmente) per catturare Pablo. Una collaborazione fruttuosa che le permise di rimanere in Colombia e salvarsi la vita mentre i nipoti e la nuora dovettero scappare dalla Colombia e rifugiarsi in più parti del globo: da Panama, fino a Nicaragua, passando per la Svizzera e il Mozambico per poi stabilirsi definitivamente a Buenos Aires; Juan Pablo ripudiò la carriera criminale e divenne architetto. Attualmente vive in Argentina ma ha dichiarato di non poter rimanere troppo a lungo in Colombia ancora oggi, nonostante abbia invitato tutti ad un confronto pacifico.

Tra imprecisioni ed eventi ricreati ad hoc, Narcos, resta comunque una serie di altissima qualità che ricordiamolo si ispira ai fatti realmente accaduti senza particolari pretese; la storia narrata del mondo del narcotraffico latino e la parabola in discesa di Pablo Escobar sono un pezzo di storia contemporanea, un capitolo nero all’interno sia della storia americana che di quella latina. Proprio per questo, il confine tra la realtà e la finzione è molto labile: la verità spesso supera l’immaginazione. Se non l’avete vista, correte a recuperarla, non ve ne pentirete.

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