Sherlock 4×03- La conclusione di un’era

ATTENZIONE SPOILER

  • 4×03: Il problema finale
Che questa stagione fosse diversa rispetto alle precedenti era stato annunciato e lo si era capito fin dalle prime battute. Il problema finale, segue questa andatura e si presenta come un episodio sui generis con un clima ad alta tensione e un ritmo da cardiopalma; questo episodio infatti riesce a tenere incollati allo schermo e a compiere ciò che ogni prodotto di intrattenimento è portato a fare: emozionare. La carne al fuoco era tanta e il duo Gattis e Moffat, creatori della serie non potevano fare altro che sfornare un episodio intenso all’insegna dei continui colpi di scena.
Tuttavia, proprio per il suo carattere particolare da molti non è stato ben recepito: la fan base si è letteralmente spaccata a metà tra chi lo ha adorato e chi purtroppo no.
Personalmente, sono tra coloro che lo ha apprezzato, pur ritenendomi fan della prima ora dell’  impostazione investigativa dove  la deduzione la fa da padrona.
Mycroft confessa, finalmente, l’esistenza non di un terzo fratello segreto (Sherrinford come si ipotizzava) bensì di una sorella: Eurus per l’appunto. Una donna che dall’infanzia aveva già dato segno di incredibile genialità e un’altrettante pericolosità e instabilità mentale:  le immagini che ripercorrono l’infanzia dei tre piccoli Holmes, e che accompagnano lo svolgimento del racconto di Mycroft è una scena di grande impatto visivo.
Si scopre, che da piccola, la ragazza  ha affogato il compagno fidato di Sherlock: il cane “Barbarossa“nascondendone poi i resti. Dopo aver ulteriormente bruciato la residenza di Musgrave degli Holmes, venne rinchiusa in questa fantomatica struttura di massima sicurezza chiamata Sherrinford: ed è proprio questa sorta di carcere/istituto psichiatrico il luogo dove maggiormente si susseguono le vicende.

L’incontro tra i due fratelli tanto atteso e agognato è semplicemente meraviglioso: oltre ai dialoghi efficaci, il grande punto di forza di quest’ultimo episodio è proprio la bravura dell’intero cast, che qua tocca livelli recitativi davvero molto alti. A cominciare da Sian Brooke, l’attrice che presta il volto e la voce a una Eurus potente: è subdola, folle  crudele e com’era intuibile una manipolatrice abilissima, in grado di schiavizzare chiunque in una manciata di minuti. Come un ragno tessa silenziosamente la sua tela fatta  di trappole e inganni. Veramente un personaggio scritto e recitato in maniera magistrale.

Una menzione d’onore poi va fatta  all’epica entrata in scena di Moriarty, rivelatosi successivamente un flashback e che racconta l’incontro tra il consulente criminale e la piccola Holmes; questo espediente rivela senz’altro una gestione del personaggio intelligente, capace ancora di riservarci sorprese seppur limitato a piccole comparse. Dall’incontro delle due menti criminali prende vita il folle piano di Eurus di distruggere  Sherlock. Molto probabilmente, dietro a Moriarty stesso si celava sempre la sua presenza. Un colpo di scena davvero geniale.
La componente e il contesto emotivo tornano come fulcro centrale dell’episodio; elemento volutamente ricercato da Eurus con cui gioca e contemporaneamente analizza in maniera perversa e quasi chirurgica, le reazioni emotive del fratello,;sottoponendolo a estenuanti puzzle e macabre prove. Ed è proprio questo netto contrasto evidente tra i due ad essere uno degli elementi chiave della puntata: tra una Eurus prettamente celebrale e analitica e un Sherlock maturo dal punto di vista emotivo che sa muoversi sicuro grazie al sentimento di attaccamento e amicizia nei confronti di Watson e all’amore fraterno per Mycroft: il trio infatti appare estremamente coeso nel tentativo di fermare una sorella instabile e invincibile.

Straziante a tal proposito è la scena del salvataggio di Molly, avvenuta soltanto grazie alle due  paroline magiche: “Ti amo” che però per quanto riguarda Sherlock, non corrispondono al vero. Per cui, se da una parte  alla ragazza viene risparmiata la vita dall’altra ne esce estremamente umiliata e distrutta sul piano emotivo. E questa è la dimostrazione di quanto detto: un’ accentuata predilezione, da parte della serie, per la sfera dei sentimenti umani. La reazione di rabbia da parte di Sherlock testimonia una reale consapevolezza di averla ferita nel profondo, un fatto un tempo nemmeno lontanamente pensabile.
Il finale enfatizza ulteriormente questo filo conduttore: Sherlock, risolvendo il puzzle delle lapidi  salva John e la sorella stessa dalla sua indole. La bambina sull’areo con cui il detective interagisce per tutta la puntata si rivela essere il palazzo mentale di Eurus: è una scena spiazzante ed emblematica, rivelatrice di due dolori e due traumi diversi: la solitudine e il non sentirsi accettata da parte della sorella e la sconvolgente realizzazione della perdita dell’amico d’infanzia, del detective,Victor Trevor, avvenuta per mano di una Eurus  molto gelosa. Il montaggio e la colonna sonora in questa scena sono magnifici, in grado di rendere al meglio il dolore di entrambi i personaggi.
Ma è proprio grazie al suo percorso evolutivo di riscoperta del proprio lato umano che Sherlock riesce a offrire comprensione e affetto alla sorella; per anni reclusa e accantonata. In lui cuore e ragione procedono finalmente di pari passi. E non è nemmeno un caso che i due fratelli inizino un nuovo tipo di comunicazione tramite l’ausilio della musica: un tipo di comunicazione più sincera, profonda in grado di toccare le corde più intime del cuore. Questa scena è veramente molto toccante.

L’episodio, in ogni caso non è esente da difetti e per questo altrettanto criticato: aldilà di alcune scene che possono far storcere il naso (come ad esempio l’esplosione all’interno dell’appartamento di Baker Streeet), non sempre l’episodio si prodiga a spiegarci nel dettaglio ogni elemento. Senza contare una gestione dei vari lassi temporali non proprio azzeccata.. Si è parlato a lungo di buchi di trama; onestamente, più che veri e propri buchi parlerei di mancanze o di omissioni, un fatto di certo non nuovo all’interno della serie (ancora oggi non sappiamo nel dettaglio come abbia fatto Sherlock a salvarsi ne “Le cascate di Reichenbach“). Non ci viene spiegato, ad esempio, come Eurus sia venuta  a conoscenza di  Molly e di John, o come abbia fatto a trasportare i nostri eroi fino a Musgrave. Dettagli che se rapportati al grande impianto narrativo dell’episodio, tuttavia, possono essere facilmente trascurabili
Le parti comiche, pur essendone un numero inferiore rispetto al passato sono sempre una chicca all’interno di questo show: il pezzo con la signora Hudson che si adopera nelle pulizie domestiche ascoltando gli Iron Maiden è infatti davvero divertente e spassoso!
Questa stagione quindi, si è rivelata particolare: ha abbandonato il carattere investigativo tipico della serie per puntare su uno sviluppo del personaggio di Sherlock più intimo e di natura introspettiva. Uno sviluppo che può non soddisfare le esigenze di tutti i fan ma che, obbiettivamente è stato gestito al meglio e in maniera approfondita. Occorre dire,, però che  prediligendo questa strada, alcuni personaggi come Lestrade sono rimasti un po’ più  accantonati e relegati a semplici comparse. Un peccato.
L’episodio conclusivo della stagione potrebbe essere anche l’ultimo della serie; tutti i nodi e le questioni rimaste in sospeso sono state sbrogliate in modo da dare una conclusione più che degna.
Le parole di Moffat in merito sono rivelatrici; è davvero la fine di un’era o se preferiamo di un cerchio. L’intenzione di proseguire sembrerebbe esistere (e personalmente lo spero tanto!); tutto sta nella volontà dei due attori protagonisti.

Come al solito lasciateci un commento e fateci sapere cosa pensate di questa stagione!

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