Sherlock 4×01 – Un’occasione mancata

ATTENZIONE SPOILER

  • 4×01: Le sei Thatcher
L’ultimo giuramento” si concludeva con il faccione di Moriarty in primo piano con in sottofondo l’ipnotica frase “Ti sono mancato?” in onda  sugli schermi televisivi di tutta Londra, ripetuta all’infinito e con un ritmo martellante; quasi da brain washing.
Il ritorno di Moriarty, seppur amato come villain perfettamente in bilico tra genio e follia  non aveva convinto nemmeno i fan più accaniti. In molti si sono infatti chiesti se fosse davvero necessario rispolverare dalla soffitta lo scheletro ingiallito di un Moriarty la cui battaglia con Sherlock, a suon di deduzioni, strategie e inganni ci aveva donato dei momenti veramente molto alti e sicuramente i più affascinanti dell’intera serie; sopratutto dopo che la sua morte era ormai più che assoldata. La precisazione in merito a questa scelta narrativa, tutt’altro che banale è fortunatamente arrivata grazie allo special del 2016 intitolato “L’abominevole sposa“che apparentemente proiettava i nostri eroi nel periodo vittoriano ricalcando l’atmosfera tipica dei libri di Conan Doyle, ma che in realtà era interamente costruito su un trip allucinogeno di Sherlock causato dalle droghe; un espediente geniale e usato per far emergere la scoperta di un piano post mortem di Moriarty, La trepidante attesa, date le premesse, era più che giustificabile. Tuttavia questo primo episodio non è riuscito a soddisfare a pieno l’appetito dei fan.
La puntata inizia con il nostro detective a cospetto dei servizi segreti inglesi, che lo ingaggiano per far fronte all’ipotetico ritorno di Moriarty. Mycroft riesce ad insabbiare  l’omicidio di Magnussen per mano di Sherlock alterando le immagini di una telecamera di sicurezza,; non era sufficiente falsificare l’autopsia dell’uomo? L’espediente del video creato per l’occasione risulta piuttosto vuoto e fine a se stesso… e poi… diciamolo… Sherlock con in mano un iPhone che twitta…  a mio avviso non si può proprio vedere.
Comunque il nostro detective sceglie di fare ciò che fanno tutti i bersagli: aspettare…
L’episodio prosegue poi con leggerezza; Sherlock si dedica ai vari casi ( e li risolve velocemente sempre su Twitter…) in maniera vorace mentre la piccola Watson fa capolino nella vita dei nostri protagonisti: l’interazione tra Rosie e Sherlock è davvero molto tenera.

Il montaggio in queste scene è come sempre molto curato: in molti hanno trovato la recitazione di Cumberbatch in questo episodio simile a una pantomima e con un tono macchiettista, onestamente non credo sia così; il personaggio di Sherlock com’è stato riadattato per questo show è sempre stato bizzarro,sopra le righe e fuori da ogni schema e anche in questo caso con la sua frenesia, la parlantina veloce e i gesti improvvisi non fa che perpetuare un comportamento già adottato in passato
Ma passiamo al problema principale di questo episodio: la costruzione narrativa. Introducendo il caso del giorno, la serie accantona il problema Moriarty, su cui aveva creato molta aspettativa,per introdurre il tema centrale dell’episodio: il passato misterioso di Mary. Ed è un peccato perché il caso in se era molto interessante; risolverlo in pochi minuti e toglierselo altrettanto dai piedi è stato davvero deludente.
In ogni caso, il passato di Mary torna prepotente a farsi strada all’interno della trama e uno degli errori più evidenti dell’episodio è stato l’aver reso, proprio Mary, co-protagonista (se non addirittura protagonista..) di Sherlock, una spalla addirittura migliore di Watson. Tutto forzato, troppo veloce e poco credibile se consideriamo che la donna è  un personaggio comprimario.
L’altro grosso problema è la svolta action riservata ad alcune scene (il combattimento tra Sherock e Ajay, un collega di Mary e anch’esso ex mercenario), che lo rendono più simile a un film di James Bond che a una puntata di Sherlock: in questo senso lo show appare snaturato. Sherlock è deduzione, non azione.
Senza contare l’inutilità di un paio di scene (come ad esempio la fuga di Mary in Medio Oriente o la ricerca di indizi con il cane) che non aggiungono elementi importanti alla trama ma allungano solo il brodo in maniera pedante.

Anche il villain della situazione, la segretaria dei servizi segreti, Vivian Norbury, non regge il confronto con i nemici del passato e la costruzione del suo personaggio è scricchiolante; da soggetto anonimo si rivela una donna vendicativa e piena di rancore per essere sempre rimasta in ombra e non essere mai riuscita a far emergere le proprie doti. Un rancore un po’ immotivato; la sua è un’argomentazione piuttosto banalotta e poco convincente.
Il finale, con la dipartita di Mary, è un altro tasto dolente: Sherlock provoca una Vivian armata di pistola che, spazientita, preme il grilletto… un’azione saggia non c’è che dire… Mary quindi sceglie di morire sovrapponendosi tra l’uomo e la pallottola, salvandogli la vita. La scrittura di questa scena arranca ancora e risulta forzata: entrambi avrebbero tranquillamente potuto disarmare la donna con facilità; non si capisce bene perché abbiano sottovalutato la determinazione e la caparbietà dell’anziana donna.

Molto reale, invece, e palpabile è il dolore di John che giunge proprio in tempo sul luogo del misfatto per dare un ultimo addio alla moglie: le sue grida rivelano un dolore emotivo sordo e viscerale, quasi fisico. Martin Freeman è veramente molto bravo a mostrarci un John distrutto per la perdita della consorte.
Altro elemento di pregio è la narrazione  dell “Appuntamento a Samarra“, ripercorso sia in apertura che in chiusura e fa da tema centrale all’episodio: la morte inevitabile che qua presagisce la futura morte di Mary. Una morte che,tutto sommato, appare non inevitabile.
Questo primo episodio quindi fatica ad ingranare nella giusta direzione, a causa di una scrittura poco mordente e forzata; un vero peccato.
Per tutti questi motivi, Le sei Thatcher si rivela l’episodio meno incisivo della serie e sicuramente non ai livelli delle precedenti Season premiere.

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