Quanto è utile l’impermeabilità in uno smartphone?

Il mondo degli smartphone è in continuo fermento e le grandi case produttrici sono sempre alla ricerca di novità da inserire all’interno dei propri terminali: sensori di battito cardiaco, sensori biometrici, focus laser ne sono un chiaro esempio. Tra le caratteristiche sicuramente più apprezzate dagli utenti spicca una in particolare: l’impermeabilità. Ma affermare semplicemente che uno smartphone è impermeabile possiamo ritenerlo assolutamente riduttivo, perché dietro questo termine ci sono diversi significati e dettagli da conoscere.

In generale, l’impermeabilità di un dispositivo elettronico viene valutata tramite un codice, denominato IPXXab, dove IP sta per Marchio Internazionale Protezione o Marchio Protezione Ingresso, mentre le due X vengono sostituite da due numeri che vanno da 0 a 6 per il primo numero e da 0 a 9 per il secondo. Le lettere ab sono generalmente opzionali e aggiungono ulteriori specifiche tecniche al prodotto. Questa nomenclatura è necessaria per identificare fino a che punto un dispositivo elettronico è in grado di resistere all’ingresso di corpi esterni quali polvere, acqua e corpi solidi di diverso spessore. Dunque tale norma si riferisce a qualsiasi prodotto elettronico, che va dalle prese interne di casa (IP22), a quelle esterne (IP44) e infine agli smartphone (in generale IP67 o IP68).

Scopriamo cosa indica il primo numero del codice IP in relazione con la protezione da particelle solide.

Di seguito vediamo a cosa si riferisce il secondo numero relativo alla protezione contro l’accesso di liquidi.

Infine vediamo cosa indicano le lettere opzionali.

Nel campo smartphone si trova sempre e solo la nomenclatura IP67 o IP68, quindi saranno tutti completamente protetti nei confronti di sostanze solide, mentre resisteranno a elementi liquidi con tempi differenti e a profondità diverse (vedi tabella). 

È necessario sottolineare che le case produttrici di smartphone impermeabili, nonostante facciano leva su questa caratteristica nelle loro campagne pubblicitarie, non garantiscono un’assistenza gratuita in caso di malfunzionamento dei dispositivi: questo significa che, per tutelarsi, dichiarano che lo smartphone è sì impermeabile, ma non subacqueo. Tutto ciò è comprensibile per il fatto che i test effettuati per attribuire la certificazione al telefono sono eseguiti in laboratorio, in condizioni standard, ovvero a temperatura e pressione controllate, con moti dell’acqua non particolarmente turbolenti.

Tra i primi smartphone impermeabili si piazzano quelli di Sony, con la linea Z. Successivamente entrano nel mercato diversi competitor, tra cui Samsung con il Galaxy S5 e S7, HTC con HTC 10, Motorola con Moto X style, il CAT S60 della Cat (uno dei migliori per la categoria) e infine anche Apple con Iphone 7 e 7 Plus. La lista non è esaustiva, ma questi sono i terminali più noti.

In definitiva possiamo affermare che l’impermeabilità in uno smartphone può essere una caratteristica utile per le più svariate circostanze di utilizzo: potete continuare a chiamare anche se improvvisamente si mette a piovere, potete portarli in spiaggia, in bagno o se volete sotto la doccia; c’è chi li usa anche in piscina o in mare. Si raccomanda sono una cosa: estrema cautela

COMMENTS

DISQUS: 0