Modding, impariamo a conoscerlo.

Ehi guarda ho installato Windows 95 nel display del frigorifero!” oppure “sto giocando a Doom nella mia calcolatrice!” sono tipiche citazioni da Nerd smanettoni. Perché è in questo che risiede l’animo del modding: giornate intere con serranda abbassata, poltrona comoda, patatine, Laptop e una buona dose di genialità. No, non è il set di uno strano film, ma la probabile configurazione della stanzetta di qualche “benefattore dell’umanità“.
Bene, con una premessa del genere servono sicuramente diverse spiegazioni, dunque facciamo un passo indietro.
Il termine modding era usato per indicare, prima degli anni duemila, tutta una serie di modifiche da carrozziere che si apportavano ai case del computer desktop,  nelle specifico aperture laterali, feritoie ecc., per far prendere aria ai componenti, mettere in risalto il cuore del PC e la sua scheda video di ultima generazione, il tutto accompagnato da una buona dose di led RGB. Con l’ingresso nel mercato degli smartphone, in particolare sulla piattaforma Android, il modding torna a far parlare di sé con un’accezione leggermente diversa: si tratta di apportare modifiche software al sistema operativo per poter aggiungere funzioni o per personalizzare l’interfaccia; detto così è certamente riduttivo per cui è necessario andare per punti.
Cosa spinge l’utente a “moddare” lo smartphone?
Sicuramente la continua ricerca della personalizzazione del proprio dispositivo. Quando le cover dei Pokemon e dei Nirvana non bastano più, l’utente sente l’esigenza di mettere lo zampino all’interno del telefono per aggiungere toggle, scaricare app di terze parti non reperibili nel Playstore, ottenere root, sbloccare bootloader, installare ROM Custom e Custom Recovery. Il modding permette quindi di plasmare lo smartphone, di renderlo semplicemente “nostro”. Imboccare questa via non è da tutti però: sono generalmente gli utenti più esperti e consapevoli che si inoltrano nell’oscura selva del prompt e delle righe di comando anche se ultimamente è estremamente comune utilizzare programmi con un’ interfaccia user friendly per svolgere il tutto.
Root? Cos’è?
No, non è una brutta parola! Root significa letteralmente “radice”. Il termine quindi sta ad indicare quella serie di operazioni che permettono all’utente di arrivare alla radice del sistema operativo, dove sono presenti cartelle, file e dati necessari per far funzionare il terminale (sia smartphone che computer): questo significa poter modificare determinati parametri del proprio dispositivo. E’ un’operazione delicata per chi non è esperto; si rischia infatti di cancellare o corrompere dei dati necessari al funzionamento di tutto il sistema.
Non ho capito, cos’è il bootloader?
Il bootloader non è altro che un programma che viene eseguito automaticamente all’avvio del terminale e serve per avviare sia il sistema operativo che il kernel (cioè il nucleo di un sistema che gestisce l’accesso all’hardware di un dispositivo e ne gestisce le sue risorse). Sbloccando tale bootloader si ha la possibilità di poter installare versioni successive (o precedenti) di Android, sia stock (cioè originali) che custom (cioè realizzate da qualcun’altro).
E infine c’è la Custom Recovery
Per farla semplice, non è altro che un “programmino” che viene caricato al posto del sistema operativo al momento dell’avvio del dispositivo e permette di eseguire svariate funzioni, come ad esempio installare ROM custom, file zip, formattare il dispositivo o parti di esso, fare backup e ripristinarli. 
E’ facile dunque capire l’enorme potenzialità del modding e di tutte quelle operazioni “nascoste” che si possono fare, da quelle più semplici fino alle più complesse. Generalmente sono gli utenti consapevoli ed esperti a sperimentare ma, grazie alle infinite community online (e come non possiamo citare almeno XDA ovvero il “motore” che (s)muove tutto), anche i meno tecnici possono cimentarsi in tale impresa, seguendo passo passo le guide on-line scritte minuziosamente. 
Android è nato per questo, diciamolo. La sua enorme versatilità e il suo essere Open-Source hanno certamente contribuito ad alimentare il modding, rendendolo sempre più efficace e alla portata di tutti. Certamente una cosa va detta: le grandi case produttrici hanno sicuramente imparato qualcosa e questo lo si può riscontrare dall’evoluzione di Android: spesso e volentieri, quelle features presenti su una custom ROM, tanto care agli utenti, comparivano poi nelle release ufficiali; questo processo ha portato Android a diventare “un sistema quasi perfetto” e questo non può che farci contenti. Ricordate sempre: se tutto il sistema stock non vi va a genio, potete sempre rimediare perché il modding è dietro l’angolo. Ma attenzione: “maneggiare con cura”, perché la vostra garanzia sarà violata.

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