Serie TV: Le migliori uscite nel 2016

Il 2016 è stato un anno particolarmente prolifico in fatto di serie TV: i dodici mesi scorsi infatti  ci hanno regalato numerosi titoli interessanti, appassionandoci e tenendoci letteralmente incollati davanti ai nostri schermi in assidue binge watching; tutto ciò conferma l’andazzo generale degli ultimi tempi e cioè una sempre maggiore  attenzione,  dal punto di vista registico, della fotografia e della sceneggiatura nei confronti degli show televisivi fino quasi ad eguagliare, se non a superare, il cinema odierno.

Le serie TV non sono più da considerare una  copia di poco conto del cinema ma bensì un media a se stante, con una propria linfa vitale, un proprio carattere e una non meno importanza. A testimoniarlo sono i sempre più numerosi “pezzi da novanta” del panorama holliwoodiano che hanno deciso di prendere parte ad alcuni di questi show: da Winona Rider a Tom Hiddleston passando per  Elijah Wood, Jude Law  e sopra tutti  il grande Anthony Hopkins, segno che le serie TV non sono più recepite come il viale del tramonto della propria carriera attoriale ma come una nuova opportunità di  intrattenere e fare cinema.
La mia, è stata  un’ardua impresa ma ho “provato” a sceglierne dieci tra quelle da me visionate e che mi sono piaciute; tengo a sottolineare che la mia scelta si basa unicamente su nuovi titoli usciti esclusivamente nel 2016. Non vedrete quindi serie di lunga data tipo Game of Thrones o il più recente Mr Robot (per questi show dedicherò un articolo a parte).

Vediamole dunque insieme:

 

  • 3%

Reboot dell’omonima  web serie del 2011, 3% è una miniserie sci-fi  in otto episodi  di produzione brasiliana, disponibile su Netflix in lingua portoghese con sottotitoli in italiano (è presente anche il doppiaggio inglese ma ho letto un po’ ovunque che purtroppo l’adattamento non è dei migliori) e si incentra sul racconto di un mondo ambientato in un imprecisato futuro di natura distopica nel quale una parte della popolazione vive in una condizione di estrema povertà all’interno di una gigantesca favelas senza nessun tipo di possibilità di riscatto, mentre l’altra. al contrario, vive in una sorta di isola chiamata Offshore, luogo di progresso, benessere e di agio.

Ogni anno ai giovani che hanno compiuto vent’anni viene data, l’unica sola opportunità esistente di migliorare la propria condizione: attraverso un lungo esame chiamato il Processo basato su una serie di durissime prove, questi ragazzi  potranno accedere all’Offshore e di conseguenza a una vita migliore con una particolarità: soltanto il 3%, cioè i più meritevoli, avrà l’occasione di riuscirci, i restanti  dovranno invece fare i conti con il proprio fallimento e ritornare alla condizione originaria.

Nonostante il tema cult della distopia sia già stato sdoganato sia al cinema che all’interno delle serie TV  (vedi il recente Wayward Pines), 3% ha dalla sua la capacità di ispirarsi alle pellicole contemporanee (Hunger Games ma sopratutto Elysium e District 9) per creare qualcosa di interessante dal punto di vista narrativo: il passato e il presente dei protagonisti si alternano in modo avvincente e mai banale, complici sicuramente l’ottima recitazione da parte di tutto il cast e una buona sceneggiatura. 3% è una serie cruda, che dai toni ricorda vagamente Black Mirror; se vi piacciono le serie TV sci-fi dal respiro orwelliano potrebbe fare al caso vostro.

  • Dirk Gently -Agenzia di investigazione olistica

Ispirata all’omonimo libro di Douglas Adams (già autore dell’indimenticabile Guida Galattica per autostoppisti) e prodotta dalla BBC America, questa serie è…completamente folle, esilarante e apparentemente nonsense (e l’amerete proprio per questo!). Pur discostandosi dalla scrittura originale dell’autore inglese e procedendo su un  binario parallelo, la serie, con una storia intricata, riesce a mantenere uno stile leggero e altrettanto godibile. Il  punto di forza è proprio questo: non  prendersi mai davvero sul serio e nel farlo lo fa con stile e una vena prettamente auto ironica.

Nei panni del detective Dirk troviamo un Samuel Barnett decisamente eccentrico e un bravissimo Elijah Wood nel ruolo del’ “assistente” Todd: i due formano sullo schermo una coppia vincente in grado di fronteggiare tutta una serie di situazioni al limite del surreale usando gli unici strumenti disponibili del metodo “olistico”: la casualità e l’esistente connessione fra tutte le cose dell’Universo.

Tra viaggi nel tempo, paradossi temporali e personaggi strampalati, la serie scorre veloce e regala momenti divertenti. Se siete amanti delle commedie che strizzano l’occhio al sovrannaturale non potete perdervela.

 

  • 22.11.63

Tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King e prodotta da J.J. Abrams, 22.11.63 è una miniserie fantascientifica con  protagonista James Franco nelle vesti di Jake Epping, un insegnante d’inglese  del Maine che si ritrova catapultato negli anni sessanta, grazie a un’apertura temporale situata nel retrobottega di un diner: lo scopo del suo viaggio è di impedire l’assassinio di Kennedy ad opera di Lee Harvey Osvald in modo da favorire il dipanarsi di un futuro (alias un presente) migliore.
Oltre all’ottima interpretazione dello stesso Franco, perfettamente inserito in un diverso contesto storico, ciò che possiamo  immediatamente percepire è una attenzione curata nei confronti delle ambientazioni stesse degli anni Sessanta: dal look dei protagonisti fino alla colonna sonora tutto ci permetterà di immergerci nel periodo d’oro dell’America di Kennedy.
La storia in sé, inoltre, è un bel connubio di generi ben assemblati tra loro: dal dramma, al thriller, passando per il sci-fi con un ampio spazio per la storia d’amore principale. Del resto stiamo pur sempre parlando di Stephen King!

  • The Night Manager

Con i suoi importanti  premi ottenuti durante la cerimonia dei Golden Globe (Miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista e miglior attrice non protagonista) questa  miniserie in sei episodi non poteva mancare nella nostra lista dei migliori show del 2016. The Night Manager, adattamento su piccolo schermo della spy story di John le Carrè, è una vera chicca per gli appassionati del genere di spionaggio: il protagonista è Jonathan Pine interpretato da Tom Hiddleston, un ex soldato dell’esercito britannico reinventatosi portiere di albergo che a seguito di una tragedia, viene ingaggiato da un’agente dei servizi segreti come spia per incastrare un losco e importante uomo d’affari elemento di punta del traffico internazionale di armi: Richard Hoper le cui sembianze appartengono  all’attore britannico Hugh Laurie. Oltre a una storia affascinante che non disdegna di un’attenzione (seppur piuttosto defilata) alla drammatica situazione in Medio Oriente, vale la pena sottolineare l’ interpretazione di Hugh Laurie: il confronto con il nostro (adorato) House appariva minaccioso dietro l’angolo, tuttavia l’attore è riuscito a dare un’impronta nuova, presentandoci un Richard Hoper spietato, cinico e assolutamente credibile. Se vi piacciono le storie in  pieno stile James Bond datele una possibilità.

  •  The Young Pope

Presentata fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, la serie TV di Sorrentino è stata sicuramente tra le novità più succose del 2016, un po’ perché suona strano ritrovare una serie italiana (anche se ci sono in mezzo Canal + e la HBO all’interno della produzione) non contando serie come Gomorra, tra le più blasonate e le più attese.
In ogni caso “The Young Pope” è un gioiellino sia dal punto di vista tecnico, grazie a una fotografia “sognante” e una regia che profuma di Oscar sia sul piano narrativo: Il Papa presentato da Sorrentino ovvero Lenny Belardo, il Papa più giovane mai eletto nella storia, è una figura nuova, che rompe con forza uno degli ultimi tabù esistenti: la sacralità stessa del Papa. Nel tentativo di rivoluzionare una Chiesa ammorbidita che non fa più “notizia” (l’importanza mediatica della Chiesa come strumento di comunicazione tra Dio e l’uomo è uno dei temi caldi di questa serie) e non riesce più a far breccia tra i cuori dei fedeli, ciò  che la serie punta a mostrare è proprio la componente umana di Lenny: egli è, per sua stessa ammissione, una contraddizione vivente: un bambino capriccioso che non è mai cresciuto con alle spalle il trauma dell’abbandono da parte dei genitori e un uomo saggio, un uomo sprezzante, altezzoso e contemporaneamente un santo, un ateo e allo stesso tempo un profondo religioso. Snaturato della sua sacralità, il Papa diventa un’icona mediatica pop,  esteticamente adornato di dettagli quasi kitch. Non sorprende nemmeno che  anche la sua Chiesa non possieda  più un’aurea sacrale ma venga descritta come una organizzazione fatta di uomini, la cui elezione del Papa stesso non è più ad opera dello Spirito Santo ma bensì grazie a un abile gioco di poteri gestiti  da un Segretario di Stato, il cardinale Voiello a sua volta interpretato da un grande Silvio Orlando, più assimilabile a un abile politico che a un uomo di fede. Sul piano recitativo, la serie presenta uno standard molto alto: il Lenny di Jude Law è decisamente imponente, in grado, da solo di reggere la scena in lunghi monologhi senza mai risultare noioso. Insomma The Young Pope è una serie da vedere.

  • American Crime Story: Il caso O.J. Simpson

Acclamata ai Golden Globes come miglior miniserie e agli Emmy Awards (ne ha conquistati ben nove), American Crime Story, il caso O.J Simpson, la nuova serie antologica di Ryan Muprhy che indaga sui più feroci crimini compiuti all’interno della storia americana, è senz’altro un esempio di serie TV di qualità, ben pensata e realizzata con criterio. Complice sicuramente una buona sceneggiatura composta da dialoghi efficaci e la recitazione perfetta di un cast d’eccezione composto  da: John Travolta, David Schwimmer (Ross di Friends ), Cuba Gooding Jr. e non per ultima una straordinaria Sarah Paulson.
La serie ripercorre le tappe del processo che ha sconvolto l’America degli anni Novanta e che accusava l’ex giocatore di football  e attore O.J Simpson di omicidio della moglie e dell’amante, focalizzandosi non tanto sull’innocenza o sulla colpevolezza del protagonista (la serie bada molto bene dal dare un giudizio sui fatti) ma quanto sul’importanza ossessiva che i media all’epoca  diedero al caso; fino a  farlo diventare un vero e proprio processo di natura  mediatica, sia  perché l’imputato apparteneva allo star sistem sia perché membro di spicco della comunità afroamericana. Ed è la discriminazione razziale uno dei temi centrali su cui gioca la serie: prima velatamente ricercata e poi usata come prova inconfutabile dell’innocenza di O.J.
Un altro elemento molto importante su cui lo show punta è la vero somiglianza, sia storica che fisica dei personaggi, tutti eccetto Cuba Goodning Jr, assomigliano alla loro controparte reale in una maniera impressionante. Se vi piacciono i legal drama questa serie fa al caso vostro.

  • The night of

 

Prodotta dalla HBO scritta e diretta dallo sceneggiatore di Schindler ‘s List e regista Steve Zaillain insieme a Richard Price, già autore di alcuni episodi del bellissimo The Wire, The night of è un serie  crime . molto curata dai tempi lenti e dalle tinte cupe che per certi versi continua il discorso iniziato con Il Caso O.J Simpson.  Protagonista della storia è Nasir “Naz” Khan, un giovane di buona famiglia di origini pachistane. Una sera decide di prendere in prestito il taxi del padre per andare ad una festa. Durante il tragitto, però, incontrerà una ragazza misteriosa con cui deciderà di passare la notte; al suo risveglio, il ragazzo troverà il cadavere della donna nella camera da letto e spaventatosi, deciderà di fuggire. Purtroppo  a causa di una serie di sfortune Naz verrà  fermato dalla polizia e accusato di omicidio.
Ritorna anche in questo contesto il tema del razzismo e della discriminazione ai danni, questa volta, della comunità araba come conseguenza dell’undici settembre insieme al ruolo preponderante dei media all’interno del processo. Tuttavia ciò che è  interessante notare è il progressivo cambiamento di Naz dopo le ingiustizie subite: il carcere cambia e a seguito di questo cambiamento anche l’idea del giovane dalla faccia pulita inizia a vacillare. Impossibile non menzionare la bellissima fotografia dai toni freddi e la grande prova recitativa di John Torturro qua nei panni dell’avvocato in cerca di riscatto Jack Stone: il suo personaggio suscita immediatamente simpatia e tenerezza sia per la sua goffaggine sia per il suo istinto protettivo nei confronti di Naz. The night of, è una serie di alto livello indicata per chi ama le crime story dai contorni noir.
  • The Crown

Scritta da Peter Morgan già sceneggiatore di The Queen e prodotta da Netflix, The Crown porta sullo schermo l’ambiziosa impresa di narrare il regno della Regina Elisabetta II e le complesse  dinamiche all’interno della famiglia reale inglese: (si vocifera che la serie comprenda addirittura sei stagioni e arriverà fino ai giorni nostri) la prima stagione racconta la sua salita al trono dopo la prematura scomparsa di Re Giorgio VI   e i primi dieci anni del regno, in un clima di delicati cambiamenti politici e culturali non solo del Regno Unito ma di tutta l’Europa; entrambe orientate verso un processo di modernizzazione. Il cast è di prim’ordine: Claire Foy è intensa (oltre che molto simile) nel dare corpo e voce a una giovane Elisabetta sottolineandone l’inesperienza e la difficoltà nel dover gestire un peso così gravoso come quello della corona; si perché la protagonista, come suggerisce il titolo, in realtà è proprio lei,. Prima del matrimonio, prima del suo essere madre, sorella e figlia, le decisioni a cui Elisabetta dovrà far fronte saranno sempre in funzione della corona, da proteggere a qualsiasi costo. Non c’è spazio per le  decisioni autonome e i favoritismi sentimentali.
Al suo fianco troviamo un Matt Smith perfettamente calato nella parte del Principe Filippo di Edimburgo: sprezzate, antipatico e spesso sopra le righe, è in realtà un uomo figlio del suo tempo che mal sopporta l’impossibilità di gestire a suo piacimento la propria vita e il potere decisionale della moglie. Infine una menzione d’onore va a John Litghow per il ruolo di Winston Churchill che riesce nella difficoltosa impresa di tratteggiare con complessità e realismo un personaggio storico cruciale: l’attore porta in scena un Churcill, vecchio stanco,ancorato al mondo della seconda guerra mondiale ma ancora tenace e combattivo che con paternalismo assolda l’arduo incarico di mentore della Regina. I momenti di confronto con Elisabetta sono veramente bellissimi e in più occasioni commoventi.
Se adorate le serie in costume non lasciatevela sfuggire.



  • Stranger Things

Che dire di questa serie? é una delle rivelazioni dell’anno. Prodotta da Netflix e creata dai fratelli Duffer, Stranger Things è una serie innovativa, capace di ispirarsi e cimentarsi in ampie citazioni nei confronti del cinema di Spielberg  e in generale del cinema horror- fantascientifico degli anni Ottanta; sono infatti innumerevoli gli omaggi ai cult da noi amati: da ET ai Goonies, da Alien  e Nightmare a Shining, passando per Stand by me e IT, senza contare i riferimenti alle opere più recenti come per esempio Fringe (personalmente ho trovato anche una micro citazione al videogioco Beyond two souls!). Tuttavia la serie non si ferma qui ma riesce ad andare oltre al semplice citazionismo; il risultato è un mix accattivante essenziale per ricreare quel mood (merito sicuramente  della splendida colonna sonora) tipico degli anni Ottanta  e che fa da base per  un impianto narrativo moderno. La storia ambientata in una cittadina dell’Indiana, narra della sparizione di un bambino di dodici anni di nome Will, avvenuta in circostanze strane. Sarà proprio il gruppetto di amici di Will, ad addentrarsi nella coraggiosissima impresa di ritrovare l’amico; capitanati dal miglior amico Mike e dal simpatico Dustin a cui si aggregherà in un secondo momento una bambina scappata da un misterioso laboratorio e dotata di poteri paranormali: Eleven. Oltre agli amichetti di Will anche la madre Joyce, interpretata da una fantastica Wynona Rider insieme allo sceriffo Hopper e il fratello Jonathan,  tenteranno di risolvere il complicato mistero attorno alla sparizione del bambino. Le ricerche dei protagonisti convergeranno in un finale ad alta tensione. Se non l’avete ancora vista, recuperatela assolutamente, cosa state aspettando?

  • Westworld

 

La serie evento di Sky, prodotta da J.J. Abrams per la  HBO e scritta da Jonathan Nolan con la collaborazione di Lysa Joy, è ufficialmente la serie del 2016. Remake dell’omonimo film del 1973, Il mondo dei robot, a sua volta adattamento cinematografico del romanzo di Robert Crichton già autore di Jurassic Park,  Westworld ci proietterà in un mondo fantascientifico la cui storia è ambientata in un parco a tema western popolato da androidi, luogo di divertimento e di indicibile violenza in cui poter dare libero sfogo ai più bassi istinti, dallo stupro all’omicidio.
Il pregio di questa serie lo si può ritrovare senza dubbio nella sua capacità di rifarsi alla letteratura e al cinema fantascientifico (dai libri di Asimov, alla trilogia di Matrix passando per la serie TV Battle Star Galactica) osservandoli però con occhi nuovi, conferendo, alle numerose intelligenze artificiali che popolano il parco, una sorta di identità personale  mai vista prima.
Il pezzo forte però di questo show risiede nell’intrigante intreccio narrativo di stampo lostiano,unito da una recitazione sbalorditiva da parte di un cast importante: Evan Rachel Wood nel ruolo del robot  Dolores è semplicemente magnifica, anche se, fra tutti, spicca un immenso Anthony Hopkins: il suo  Robert Ford, direttore creativo del parco è un uomo glaciale e sinistro, colui che avrà le redini dell’intera storia. In definitiva, Westworld è puro piacere visivo, in grado di tenervi incollati allo  schermo fino alla fine della stagione.

Questi erano le migliori serie del 2016, lasciateci un commento qui sotto e fateci sapere cosa ne pensate!

 

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